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ALESSANDRO LAFORET

Alessandro Laforet

(Italian, 1863-1937)

Milano il 27 marzo 1863 da Eugenio e da Teresa Rovida. Studiò all'Accademia di belle arti di Brera, sotto la guida di A. Borghi e di F. Barzaghi, ed esordì nel 1882 nelle mostre annuali della scuola con il gesso Svogliatezza. Dal 1886 insegnò scultura presso la scuola G. Galimberti di Seveso e nel 1889 ricevette l'incarico di eseguire per l'ospedale Maggiore di Milano il busto ritratto del chirurgo A. De Marchi Gherini, personaggio legato alla storia milanese e risorgimentale. L'opera, segnata da un realismo che già eccedeva il moderato antiaccademismo di Barzaghi, fu inaugurata nel 1890.
Partecipò all'Esposizione triennale di belle arti di Brera sin dalla prima edizione con lavori caratterizzati da un aggiornato verismo e divisi, nella scelta tematica, tra ispirazione romantica e denuncia sociale (Orfanella, 1891, gesso, disperso; Bambina malata, 1894, gesso, distrutto nel 1944 in un bombardamento, già alla Poliambulanza, Milano). Nel 1894 eseguì i bassorilievi della facciata della chiesa dei Ss. Gervasio e Protasio a Seveso. Dopo avere sposato Adele Chiappellini, da cui ebbe due figlie, Eugenia e Teresita, nel 1896 si recò a Parigi, dove entrò in contatto con la Société des artistes français (Thieme - Becker).
Tornato a Milano, partecipò nel 1897 alla III Esposizione triennale di belle arti di Brera con due lavori: Rincrescimento-impressione (bronzo), che aderiva alla poetica scapigliata nel modellato mosso e sfumato, e Cucitrice (gesso, grandezza al naturale, a Vignano, nell'archivio della famiglia Laforêt), ispirata al Canto della camicia di T. Hood, che mitigava l'influsso di G. Grandi con i dettami della tradizione verista. Quest'opera, che valse all'autore il premio Tantardini dell'Accademia, fu premiata successivamente all'estero in numerose esposizioni internazionali e, nel 1900, ottenne la medaglia di bronzo all'Exposition internationale universelle di Parigi (marmo, conservato nell'archivio della famiglia Laforêt). Nel 1908 l'artista ne realizzò due fusioni in bronzo di dimensioni ridotte, le quali entrarono l'una alla Civica Galleria d'arte moderna di Milano, che la acquistò alla mostra della Società di belle arti del 1909, l'altra nella raccolta di A. Giannoni con il titolo La cucitrice stanca (1909: Novara, Galleria d'arte moderna Paolo e Adele Giannoni).
Riprodotta, in quegli anni, in una prima serie di cartoline illustrate edite dal periodico milanese Unione femminile, l'opera divenne un'icona popolare della causa sociale e del lavoro femminile, tanto che una scultura con il medesimo titolo comparve ancora nel 1910 alla LVI Promotrice di Genova, dove il L. presentò due opere in bronzo, Cucitrice e Pecoraia, e nel 1911 all'Esposizione degli artisti indipendenti tenutasi a Roma per il cinquantenario dell'Unità d'Italia (catal. della mostra, Roma 1911, p. 11, n. 81).
In quegli stessi anni era stato coinvolto nei lavori della Fabbrica del duomo milanese, dove aveva realizzato la statua di Ada (1904, bronzo): una delle otto sculture, ispirate a personaggi della Genesi, destinate ai piloni posti di fronte all'altare della Madonna dell'Albero. Aveva partecipato a diversi concorsi, vincendo quello per il monumento a G. Verdi a Trieste (bozzetto in bronzo, 1905: Milano, Civica Galleria d'arte moderna), portato a termine nel 1906 (distrutto nel 1915 fu riedificato dal L. nel 1926 con il bronzo ricavato dalla fusione di cannoni austriaci); nel 1908 arrivò secondo al concorso internazionale indetto sempre a Trieste dal Comitato operaio per l'erezione del monumento alla defunta imperatrice Elisabetta d'Austria. Nello stesso anno ottenne la cattedra di disegno nelle scuole serali di Milano e Seveso. Attivo anche nel campo della scultura funeraria, eseguì nel 1906 una Maternità in marmo per la tomba di A. Falconi Negri nel cimitero Monumentale di Milano: forse la sua opera più significativa, informata al gusto simbolista per la simbiosi tra il corpo della madre e quello del bambino e per la modellazione stilizzata, in sintonia con la scultura ideista di L. Bistolfi. Sempre per il Monumentale di Milano eseguì la tomba delle famiglie Lorini (Pensiero, 1909) e Airenti (1911) e quella di E. Crespi (1911). Continuò a esporre all'estero (Monaco, 1909, X. Internationale Kunstausstellung: Die kleine Frau, bronzo) e in Italia (Firenze, 1911, VII Esposizione dell'Associazione degli artisti italiani: Stanca, bronzo) fino ai primi anni Dieci, quando entrò a far parte della commissione artistica per l'esposizione annuale della Società permanente di belle arti di Milano.
Dopo la prima guerra mondiale ricevette le commissioni per la tomba dei coniugi Apostolo (incompiuta, gesso, 1920: Milano, Civica Galleria d'arte moderna) e per il monumento sepolcrale del giovane A. Galli, figlio del pittore Riccardo, nel cimitero Monumentale di Milano (studio preparatorio in marmo: Milano, Civica Galleria d'arte moderna). In seguito a concorso ottenne numerosi incarichi per la realizzazione di monumenti ai caduti a Cannobio (1921), Vignone, San Giuliano Milanese, Cerro, Tre Ronchetti, Vignate, ai quali lavorò per tutta la prima metà degli anni Venti. Espose per l'ultima volta nel 1926 alla I mostra d'arte indetta dalla Famiglia meneghina, dove presentò un bozzetto in marmo di G. Verdi, il gruppo marmoreo Maternità e una figura di Atleta (marmo) che, nella scelta tematica, attestava l'adesione dell'autore al clima generale di "ritorno all'ordine" attraverso la riscoperta dell'antico promossa dal regime fascista di B. Mussolini, del quale eseguì un busto ritratto per il Comune di Seveso (prima metà degli anni Trenta, fotografia nell'archivio della famiglia Laforêt). Eseguì ancora una statua di S. Ambrogio inaugurata post mortem nel civico tempio di S. Sebastiano a Milano nel 1940.
Il L. morì a Milano il 27 genn. 1937.
Fonti e Bibl.: Vignone, Archivio della famiglia Laforêt; C. Romussi, Il duomo di Milano nella storia e nell'arte, Milano 1906, pp. 46 s.; G. Nicodemi - M. Bezzola, La Galleria d'arte moderna. Le sculture, Milano 1938, p. 136; L. Caramel - C. Pirovano, Galleria d'arte moderna. Opere dell'Ottocento, II, Milano 1975, p. 340; Scultura romantica e floreale nel duomo di Milano, a cura di R. Bossaglia - M. Di Giovanni, Milano 1977, p. 72; La Ca' granda. Cinque secoli di storia e d'arte dell'ospedale Maggiore di Milano (catal.), Milano 1981, pp. 343 n. 703, 370; G. Anzani - L. Caramel, Scultura moderna in Lombardia 1900-1950, Milano 1981, p. 70 n. 54; P. Mola, in 1886-1986: la Permanente. Un secolo d'arte a Milano (catal.), a cura di D. Tronelli - A. Rossi, Milano 1986, p. 279 n. 12; M. Petrantoni, Il Monumentale di Milano. Il primo cimitero della libertà 1866-1992, Milano 1992, pp. 175, 334; S. Bietoletti, in Galleria d'arte moderna Paolo e Adele Giannoni. Pittura e scultura. Catalogo generale, Novara 1993, p. 177; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXII, p. 209.