AUGUSTO RIVALTA
(Alessandria d’Egitto, 1835 - Firenze, 1925)
Si trasferì presto a Genova, dove nel 1851 risultava studente all’Accademia ligustica.
Nel 1857 fu tra gli allievi scelti per perfezionarsi a Firenze e l’anno seguente studiò all’Accademia di belle arti sotto Aristodemo Costoli; dopo l’esperienza militare nella seconda guerra d’indipendenza, alla quale partecipò arruolandosi nei Carabinieri genovesi, tornò a Firenze per lavorare nella bottega di Giovanni Duprè.
Negli anni Sessanta dell’Ottocento ottenne i primi incarichi di rilievo. Pur non realizzando il monumento torinese a Cavour, affidato infine a Duprè, gli fu commissionata una statua marmorea dello statista per la sede fiorentina della Banca d’Italia (1869-70), raffigurato seduto in atteggiamento meditativo. Nel 1867 divenne socio dell’Accademia di belle arti di Firenze e dal 1874 fino alla morte vi insegnò disegno e scultura, formando una generazione di scultori attivi tra Otto e Novecento. Stabilitosi definitivamente a Firenze, vi condusse anche la sua vita familiare.
Dal punto di vista stilistico, Rivalta si emancipò progressivamente dall’idealismo di Duprè, approdando a un realismo influenzato dalla cultura macchiaiola, in particolare da Adriano Cecioni. Questo linguaggio trovò una delle sue espressioni più compiute nella scultura funeraria, soprattutto nei monumenti realizzati per il cimitero di Staglieno a Genova, dove la morte è rappresentata come evento quotidiano e borghese, privo di allegorie tradizionali. Emblematico è il monumento a Carlo Raggio (1872), cui seguirono numerose altre tombe per famiglie dell’alta borghesia e dell’aristocrazia.
Parallelamente, Rivalta fu uno degli scultori più richiesti per i monumenti pubblici celebrativi del Risorgimento. In questo ambito seppe coniugare grande perizia tecnica con uno stile solenne ma misurato, come nei monumenti a Raffaele Rubattino e a Garibaldi a Genova, nella statua equestre di Vittorio Emanuele II a Livorno e in altri monumenti dedicati ai protagonisti dell’unità nazionale. Per il Vittoriano di Roma realizzò il gruppo allegorico La forza, completato intorno al 1910.
Partecipò a numerose esposizioni in Italia e all’estero, ma una retrospettiva gli fu dedicata solo postuma, nel 1931. Morì a Firenze il 14 aprile 1925. La sua opera occupa un ruolo centrale nella scultura italiana della seconda metà dell’Ottocento, soprattutto per il contributo innovativo alla scultura funeraria e al monumento pubblico.