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ENRICO SCURI

Enrico Scuri

(Bergamo, 1806 - 1884)

Enrico Carlo Augusto Scuri nacque a Bergamo nel 1806 da Cristoforo e Francesca Maver, originari del paese di Serina. Fin da giovane manifestò un'innata passione per la pittura e le belle arti. Si iscrisse nel 1819 all'Accademia Carrara di Bergamo. Seguito dal Maestro Giuseppe Diotti, ebbe come compagni Francesco Coghetti e Giovanni Carnovali, diventando grande amico di Costantino Rosa. Durante gli studi vinse ben due primi premi nel concorso annuale del 1823 indetto dall'Accademia, uno nella sezione della copia disegnata e l'altro nella sezione dedicata ai ritratti nudi. La sua fama crebbe grazie alle esposizioni a cui prendeva parte, sia all'Accademia Carrara che all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Aumentarono notevolmente le commissioni dei suoi dipinti, richiesti anche al di fuori dei confini provinciali. Lavorò con Giuseppe Diotti nell'esecuzione degli affreschi della cupola del Tempio dell'Incoronata a Lodi (1836-1840) e nel 1839 venne nominato socio d'arte dell'Accademia di Brera per i meriti di pittore di storia, mentre all'inizio del 1841 ricevette l'incarico di supplire il Diotti alla guida dell'Accademia Carrara. Nel 1846 fu nominato professore e direttore della Carrara a tutti gli effetti dopo la morte di Diotti. Insegnò pittura ai nuovi allievi tra cui si distinsero il valtellinese Giovanni Gavazzeni e Ponziano Loverini. Morì nel maggio del 1884 dopo una breve malattia, lasciando la direzione della scuola di pittura, mantenuta per circa 43 anni, a Loverini.
I primi dipinti dello Scuri ricalcavano lo stile neoclassico del suo maestro Giuseppe Diotti, contraddistinti però da maggiore accuratezza e attenzione ai particolari. In seguito risentì dell'influenza romantica, che possiamo verificare nei colori utilizzati, caratterizzati da una grande vivacità cromatica con una predominanza del blu. Le sue opere toccavano sia l'ambito sacro che quello profano e un gran numero di dipinti si trova nelle province di Milano e Lodi, in quella di Brescia, Cremona e Pavia, ma anche a Bologna, Trento, Urbino e Venezia. Spesso è ricordato come un tardivo esponente del classicismo, in tempi ormai volti al Verismo e al Realismo.