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Raffaele De Grada

Raffaele De Grada

(Milano, 1885-1957)

Raffaele De Grada nasce a Milano nel 1885 da padre pittore e decoratore. Nel 1899 si stabilisce con la famiglia a Zurigo. Frequenta tra il 1903 e il 1905 le accademie di Dresda e Karlsruhe.
Dal 1911 realizza paesaggi zurighesi e nel 1913 allestisce la prima personale alla Galerie Neupert di Zurigo.
I frequenti ritorni in Italia lo stimolano a una visione più classica, mediata dall’esempio di Cézanne.
Torna definitivamente in patria e si stabilisce tra il 1919 e il 1921 a San Gimignano, dove sperimenta composizioni primitiviste ispirate a Giotto e ai trecentisti senesi.
Nuovo trasferimento nel 1921 a Firenze, dove è partecipe del clima culturale animato da Andreotti, Carena, dai novecentisti toscani e dagli intellettuali di “Solaria” e de “Il Selvaggio”.
Nel 1925 è invitato da Margherita Sarfatti ad agire da collegamento nei difficili tramiti tra il “Novecento” milanese e i novecentisti toscani. Espone alla I e alla II mostra del Novecento Italiano alla Permanente di Milano, tenutesi rispettivamente  nel 1926 e nel 1929.
Dal 1920 partecipa assiduamente alle Biennali di Venezia e, tra il 1927 e il 1931, alle numerose rassegne del Novecento Italiano all’estero.
Nel 1929 si trasferisce definitivamente a Milano, dove entra di fatto nel contesto culturale dei novecentisti, legandosi in particolare a Funi, Carrà, Sironi, Marussig.
Dal 1931 insegna per un decennio all’ISIA di Monza insieme a Martini, Semeghini, Marino.
Esegue per la V Triennale di Milano del 1933 l’affresco “Il lavoro dei campi”.
Frequenta assiduamente Forte dei Marmi dal 1935 e vi lavora in estate in compagnia di Carrà, Carena, Funi, Soffici, Cagli, Savinio, Treccani.
Espone alle prime tre edizioni delle Quadriennali di Roma del 1931, 1935, 1939 e al I e al III Premio Bergamo, rispettivamente del 1939 e 1941.
Partecipa a numerose rassegne in Italia e all’estero. Dal 1945 fa parte del direttivo dell’Associazione Artisti d’Italia.
Scompare a Milano nel 1957. Nel 1958 la XXIX Biennale di Venezia gli dedica una retrospettiva, ordinata dall’amico Carrà.